It’s time to Review| #SleepyHollow Season 1a

Finalmente inauguriamo la nostra rubrica Recensioni (yeeee,sento già gli applausi entusiasti)
Abbiamo preso come scusa il fatto che, essendo quasi tutte le serie che seguiamo, andate allegramente in pausa, questo sarebbe stato il miglior momento per recensire le puntate trasmesse fino ad ora.
Abbiamo chiesto ad amici di aiutarci, perchè oltre ad essere almeno una trentina di serie, non siamo sempre così imparziali e abbiamo voluto anche dare spazio ad altre opinioni, altre critiche.

Come prima review ci siamo date a Sleepy Hollow che ha da poco mandato in onda il suo mid-season finale. Essendo una nuova serie non sapevamo bene cosa aspettarci.
Ecco il recap e i commenti della nostra amica Clo.

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Grazie di tutto Irving

Ammettiamolo, la storia di partenza è un capolavoro di per sé.
La leggenda di Sleepy Hollow del mago delle short stories Washington Irving rende le cose facili, non a caso anche la prima riproduzione cinematografica non era per niente male, anche se aiutata senza dubbio dalla performance di due grandissimi del settore come Johnny Depp e Tim Burton. Una grande storia fantasy che va sfruttata fino in fondo, e quindi ecco la serie televisiva che modifica in gran parte ambientazioni e mosse ma lascia intatto il senso: girano, per il XXI secolo nel malcapitato paesino di Sleepy Hollow, demoni e gente decapitata che movimentano la vita dell’apparente calma cittadina USA, alla ricerca della testa o meglio del teschio, che potrà dare pace alle loro anime. Gli sceneggiatori non hanno la fortuna di poter lavorare con un attore del calibro di Depp, ma in loro soccorso (e nostro) c’è Tom Mison (il nostro Ichabod Crane) , il cui solo accento e i modi da lord inglese del 1700 basterebbero a farlo funzionare perfettamente con la sceneggiatura, ma che giusto per non farci mancare nulla aggiunge delle qualità interpretative notevoli.
Modi Settecenteschi non solo per modo di dire perché il nostro eroe viene catapultato ai giorni nostri dopo un sonnellino durato 250 anni. Icabhod Crane serviva direttamente George Washington, ma ha sacrificato la propria vita combattendo, e uccidendo, il temibile cavaliere senza testa che si rivela essere uno dei quattro dell’Apocalisse (giusto perché il solo essere un cavaliere headless che la notte si diverte ha decapitare la gente non era già di per sé abbastanza inquietante).

Qui ecco il salto ai giorni nostri dove l’eroe si risveglia dalla sepoltura 250 anni dopo in una caverna. Come? Ovviamente grazie all’incantesimo della bella (e buona) strega, nonché moglie del nostro protagonista, che per salvare l’amato sarà imprigionata in una realtà parallela che ci fa attendere scalpitanti la sua liberazione e il ricongiungimento con il marito.
Risvegliarsi nel XXI non è facile ma per fortuna in aiuto del nostro eroe c’è una giovane detective che tra un demone e una testa mozzata trova anche il tempo di spiegargli cosa sia quello Starbucks che sorge là dove oltre due secoli prima lui si aggirava nel quartier generale delle Giubbe blu e come utilizzare le moderne tecnologie.

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Il salto temporale a cui è forzato il protagonista è usato in maniera egregia dagli sceneggiatori per introdurre nella trama, molto cupa e creepy, sketch comici che distendono brillantemente il clima dando vita a un continuo cambio di ritmo e stile (8+ agli sceneggiatori per questo!). Epica la scena in cui il nostro settecentesco Crane lascia un messaggio nella segreteria telefonica strutturandolo come una missiva diretta a sua maestà (ascoltatela).
E c’è pure tempo per del tenero. Ebbene sì, ancora le dinamiche sono in fase iniziale e tutte da sviluppare, ma ci siamo già presi a cuore la shakespeariana storia d’amore tra il nostro protagonista e la sua amata Katrina (Katia Winter); struggente la scena in cui Ichabod viene a conoscenza di aver avuto un figlio che purtroppo il suo riposino di 250 anni gli ha impedito di veder crescere (vogliamo parlare del pupazzo che avrebbe dovuto tener compagnia al piccolo Crane?! Non poteva che trasformarsi in un demone inquietante e full of revenge).
Ma con tenero non parliamo solo d’amore, perché in una serie di questo tipo ci si accontenta di una profonda amicizia e complicità come quella che lega Ichabod e la detective Grace Abigail “Abbie” Mills (Nicole Beharie) e aggiungiamoci anche, negli ultimi episodi, il complicato legame tra il capo del dipartimento di polizia e sua figlia, una relazione che ci nasconde sicuramente qualcosa di rilevante per il proseguo della stagione.

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I fan di Irving e de La leggenda di Sleepy Hollow non devono però preoccuparsi, come gli elementi comici anche la tenerezza rappresenta solo un corollario della trama centrale e l’ultima puntata dell’anno si è conclusa lasciandoci la chiara sensazione che la seconda parte sarà un’escalation di ritmo, terrore e inquietanti demoni al soldo di Moloch.

Concludo la prima parte della stagione sicuramente soddisfatta della miscela storica, fantascientifica e crime che hanno dato vita gli sceneggiatori e che mi lascia ben sperare per la seconda parte della stagione. Per ora mi godo questa nuova (e azzeccata) serie aspettando trepidante i nuovi episodi con in testa un unica domanda: abbandonerà il nostro Ichabod Crane gli abiti Settecenteschi o rimarrà vestito così per tutta la stagione?

Clo.

Sleepy Hollow ci aspetta il 13 gennaio con la puntata 1×11 Vessel.